SEZIONE:
STORIA    

 

 

"IL SECOLO DELLE DECOLONIZZAZIONI"

Sintesi dell'intervento di Marcella Emiliani
(Università di Bologna)


Per comprendere il processo della decolonizzazione è determinante acquisire il modello ispiratore della colonizzazione di fine Ottocento, caratterizzato, nei paesi occidentali, dal processo dello sviluppo industriale, dal prestigio militare per la supremazia, dalle teorie razziste, dalla "missione civilizzatrice". Tutto ciò ha determinato un'idea di progresso fondata sui valori di una civiltà da esportare, che legittima l'autorità e pretende la sovranità con gli eserciti.
L'effetto è stato, soprattutto per il continente africano, quello di un'Africa estraniata dalla sua storia.
Il colonialismo ha quindi lasciato l'idea di stato/nazione laddove era presente il concetto di tribù, basato invece sul fondatore mitico, sulla legittimità attraverso il sangue e non attraverso il contratto sociale.
La decolonizzazione non ha smantellato il colonialismo, soprattutto perché ha lasciato alcuni pilastri economici, come le monocolture e lo sfruttamento dei prodotti minerari, i cui prezzi, controllati dal mondo sviluppato, hanno indotto all'ingiustizia economica internazionale.
Relativamente al processo di decolonizzazione si possono individuare due fasi: una cosiddetta pacifica, iniziata nel secondo dopoguerra (anni 50/60) attraverso concessioni di autogoverno. Questa, in realtà, ha prodotto il neocolonialismo, cioè il controllo indiretto, da parte delle potenze straniere, dell'economia; le forme di autogoverno, legate all'élite cittadine, hanno spesso portato a repubbliche presidenziali attuate attraverso colpi di stato militari.
L'Africa si è così indebolita, diventando la sede della guerra fredda occidentale, ma attuando anche lo sviluppo del socialismo africano, della negritudine, dell'umanesimo. L'altra fase, quella della lotta armata (anni 70/75), si è sviluppata attraverso guerre di liberazione ideologicizzate, di ispirazione marxista-leninista (il caso delle ex-colonie portoghesi), che, se da un lato hanno prodotto la coscienza di sé, evitando, forse, il neocolonialismo, hanno anche indotto guerre intestine successive, o ideologie rigide, convertite in ideologie liberali solo perché il Fondo Monetario pone come richieste processi democratici, caratterizzati dalla presenza di parlamenti e da un pluralismo partitico. Ancora una volta, alla fine, si è così riproposto il modello occidentale.
Un processo, quello della decolonizzazione, caratterizzato, quindi, da enormi tensioni simili a mine innescate, come quella dell'integralismo islamico, pronta ad esplodere.

 

   
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