L’Unità, 22 luglio 2007

Verona, oltraggio fascista alla Resistenza
di Nicola Tranfaglia

Non so chi abbia detto e scritto che l’Italia sta per diventare un paese normale.
Io non ci ho mai creduto, forse perché faccio di mestiere lo storico e ho avuto sempre davanti a me il passato e il presente.
Ma la cronaca politica e culturale mi ricorda purtroppo che nel nostro paese di normale non c'è molto e in questo periodo tende a diminuire piuttosto che a crescere.
Intanto - lo scriveva Pier Paolo Pasolini sul Corriere della Sera poco più di trent'anni fa - «Noi siamo un paese senza memoria: il che equivale a dire senza storia».
«L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo con le sue contorsioni, le sue conversioni», scriveva ancora Pasolini.
Mi son venute in mente le sue parole questa mattina quando ho letto la notizia che il consiglio comunale di Verona, a salda maggioranza di centro-destra, ha nominato un dirigente del movimento Msi-Fiamma Tricolore, il trentacinquenne Andrea Miglioranzi (capogruppo della lista del sindaco leghista Flavio Tosi che ha vinto con distacco le elezioni comunali in quella citta) come membro del Consiglio direttivo dell'Istituto veronese per
la Resistenza.
Se si aggiunge che quel consigliere comunale, interpellato dai giornali, ha risposto testualmente: «Non rinnego nulla. Il termine “fascista” mi è molto caro» e che fa parte di un gruppo musicale, specializzato in brani che celebrano gerarchi nazionalsocialisti, il quadro è completo.
Se avessimo appreso che il sindaco di Verona e il capogruppo della sua lista avevano deciso di chiudere l'Istituto per la Resistenza, la scelta ci avrebbe colpito per il significato simbolico della decisione e l'esplicita volontà di seppellire il passato che è stato all'origine della sconfitta del fascismo e della nascita della democrazia repubblicana. Ma forse sarebbe apparsa meno grottesca e offensiva della scelta di designare per quell'Istituto un fascista non pentito che, con i suoi amici, usa la musica per celebrare alcuni tra i massacratori di ebrei legati ad Hitler e alla Germania nazista,quindi alla parte peggiore e più universalmente condannata dell'esperienza fascista italiana.
Ma - viene da chiedersi - il sindaco di Verona e il suo stretto collaboratore, che ricoprono cariche istituzionali e hanno il dovere di rispettare la costituzione hanno mai letto il testo fondamentale e tuttora vigente della Repubblica? Si rendono conto con una simile decisione di aver offeso i valori su cui il nostro stato è esplicitamente fondato sessant’anni fa?
A giudicare le prime reazioni che provengono da quella città sembra proprio di no e c' indubbiamente da preoccuparsi. Ma allora è vero che l’ignoranza delle leggi e della costituzione stanno per produrre mostri di cui non sentiva proprio il bisogno. Ha ragione Pasolini quando parla dell'Italia come di un paese senza memoria e senza storia?
Non è il caso che si faccia, qui e subito, una battaglia per la legalità e la difesa della costituzione repubblicana?