L'Arena, Mercoledì 25 Luglio 2007


      COLPO DI SCENA. Il caso politico scatenato dalla designazione dell’esponente di estrema destra porta al passo indietro con una lettera al presidente del Consiglio
      Resistenza, Miglioranzi si dimette

      «La mia elezione nell’Istituto era diventata pretesto per attacchi al sindaco».
      Valpiana: «La sua nomina era un insulto alla Storia»     

      Apprezzo la sua serietà e disponibilità nel comprendere il problema
      MAURIZIO ZANGARINI Presidente Istituto Resistenza
     
      Capisco le ragioni della scelta, ma difendo l’autonomia del Consiglio
      PIERALFONSO FRATTA PASINI  Presidente Consiglio comunale
    
      Giorgetti bacchetta la Cametti. E lei reagisce. Lo ringrazio ma bufera in un bicchier d’acqua

Enrico Santi
Clamoroso e inaspettato colpo di scena, ieri, nella vicenda che ha coinvolto il consigliere della Lista Tosi ed esponente della formazione di destra Fiamma Tricolore, Andrea Miglioranzi. La sua elezione a rappresentante del Comune nell’assemblea dell’Istituto veronese per la storia della Resistenza - «Fascista è un termine che mi è caro», aveva detto appena eletto - aveva provocato la protesta degli ex partigiani e una valanga di polemiche che hanno riportato la nostra città alla ribalta nazionale. Di «choc a Verona», ancora ieri, scriveva il quotidiano Repubblica, mentre l’ex presidente Scalfaro proponeva una «marcia di partigiani» a Verona.
E ieri, nel primo pomeriggio, Andrea Miglioranzi ha comunicato le proprie dimissioni dall’Istituto con una lettera al presidente del Consiglio comunale, Pieralfonso Fratta Pasini. «Da alcuni giorni», scrive Miglioranzi, «la mia elezione è diventata pretesto per strumentalizzazioni e attacchi contro il sindaco e l’amministrazione comunale». Dopo aver puntato il dito su «un’opposizione incapace di affrontare i problemi della città» e per «eliminare strumentalizzazioni pretestuose», Miglioranzi annuncia le proprie dimissioni dall’assemblea dell’Istituto veronese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea. L’esponente della Fiamma, tuttavia, conclude la sua lettera ringraziando il presidente dell’Istituto, Maurizio Zangarini, «per l’atteggiamento positivo e propositivo dimostrato nei miei confronti». Lo stesso Zangarini, appresa la notizia, ha ricambiato ringraziando Miglioranzi «per la serietà e la disponibilità mostrata nella comprensione del problema».
Il presidente dell’Istituto ha detto di apprezzare anche «la netta presa di posizione democratica» del coordinatore regionale di An, Alberto Giorgetti, che, sempre ieri, ha ricordato che con la svolta di Fiuggi di 12 anni fa il partito erede dell’Msi «ripudia ogni forma di dittatura e totalitarismo». E all’invito, rivolto dallo stesso deputato di An, di puntare l’attenzione anche sui «capitoli oscuri» dell’antifascismo, Zangarini replica: «Siamo aperti a qualsiasi sollecitazione ad esaminare la nostra storia con serietà e la massima oggettività. Lasciando fuori dalla porta le polemiche di parte».
Da parte sua, il presidente del Consiglio comunale, Fratta Pasini, «pur apprezzandone il senso di responsabilità e comprendendo le ragioni della scelta», a proposito delle dimissioni di Miglioranzi, difende «l'autonomia e le prerogative del Consiglio comunale, e di ciascun consigliere democraticamente eletto», che «non possono essere limitate da istituzioni esterne.
In una nota la Federazione provinciale della Fiamma Tricolore definisce la scelta di Miglioranzi «non una resa ma una valorosa assunzione di responsabilità». Solidarietà «per gli attacchi antidemocratici» esprime anche Azione Sociale. Soddisfatta, invece, si dice la senatrice di Rifondazione comunista, Tiziana Valpiana: «La nomina di Miglioranzi era un insulto alla storia della Repubblica». Contento anche Graziano Perini, Pdci, membro dell’Istituto per la Resistenza scelto dalle minoranze: «È un passo importante, ora aspettiamo un’indicazione autorevole della maggioranza e chissà che non si affermi un giusto clima di confronto».  Botta e risposta tra il coordinatore regionale di An, il deputato Alberto Giorgetti, e l’esponente veronese del partito, Lucia Cametti che dopo essere stata eletta insieme ad Andrea Miglioranzi, della Fiamma Tricolore, nell’Istituto per la Resistenza di Verona aveva parlato della necessità di «riscrivere la storia», Ricordando che nella svolta di Fiuggi, 12 anni fa, si affermò che An «ripudia ogni forma di dittatura e totalitarismo» e riferendosi alle posizioni espresse sul 25 Aprile, come data da ricordare anche per «i morti della Repubblica di Salò», Giorgetti, rileva che «Lucia Cametti dovrà muoversi all’interno dei suddetti contenuti politici e culturali per svolgere la sua attività nell’Istituto». Giorgetti ricorda che proprio con
la svolta di Fiuggi e la nascita di An si affermò che «se è giusto chiedere alla destra italiana di affermare senza reticenza che l’antifascismo fu momento essenziale per il ritorno dei valori democratici che il fascismo aveva conculcato», è «altrettanto giusto chiedere a tutti di riconoscere che l’antifascismo non è un valore a sè stante ed è tempo che anch'esso affronti il giudizio della storia».  «Auspico che la presenza del Comune di Verona nell’ente della Resistenza», conclude Giorgetti, «sia caratterizzata da grande riguardo, equilibrio e senza spirito di rivendicazione».
      Secca la replica di Lucia Cametti: «Sono d’accordo con lui e lo sono anche con Gianfranco Fini. La svolta di Fiuggi l’ho accettata, altrimenti sarei uscita da An come hanno fatto altri. Ma le cose che ho dichiarato sono le stesse che ho scritto nel pamphlet "L’identità della destra". Ne ho inviato una copia a Fini, il quale mi ha risposto con un biglietto di congratulazioni, invitandomi a proseguire con questi valori».
      La consigliera di An si dice «amareggiata» per le dimissioni di Miglioranzi. «Ha subito attacchi feroci e vergognosi, è stato esposto al pubblico ludibrio e sono stati messi in piazza fatti per i quali ha già pagato duramente». Per Cametti una vicenda che «desta indignazione». «Il Consiglio comunale», esclama, «ha eletto Miglioranzi democraticamente insieme a un terzo componente di cui nessuno parla: Graziano Perini, un comunista. Ha le carte in regola lui, erede di una ideologia totalitaria che ha provocato gli orrori dello stalinismo e dei gulag?».

     Il sindaco Flavio Tosi, dopo le dimissioni di Miglioranzi, è tornato a commentare la vicenda. In seguito alle polemiche scatenate dalla nomina dell’esponente dell’estrema destra nell’Istituto della Resistenza, Tosi aveva specificato che non si trattava di materia di competenza della Giunta ma del Consiglio comunale, e che se il giorno del voto in aula fosse stato presente avrebbe comunque votato anche lui Miglioranzi e la Cametti, «persone preparate, con idee politiche magari diverse, ma che possono portare un confronto positivo all’interno dell’Istituto, non per riscrivere la storia o per fare del
revisionismo, ma per approfondire anche alcuni aspetti sui quali fino ad ora c’è stata minore sensibilità».
      Ieri il sindaco ha dichiarato: «Sono stato eletto – e con me la mia maggioranza – dai cittadini veronesi non per riscrivere la storia ma per modernizzare la città e risolvere problemi di sicurezza, vivibilità e servizi. Le nomine del Consiglio comunale nell’assemblea dell’Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea – che, lo ripeto, non sono di competenza diretta del sindaco o della Giunta – non volevano, e non vogliono, né riscrivere la storia né avere alcun significato revisionistico nei confronti della Resistenza, tant’è vero che, come risulta dal verbale della seduta, non hanno suscitato alcun dibattito né scandalo da parte della minoranza. Ringrazio l’amico consigliere Andrea Miglioranzi che, con le sue dimissioni, confermando le sue doti di grande lealtà e di correttezza, ha dimostrato di avere a cuore il bene della città, sottoposta per l’ennesima volta a un fuoco di fila da alcuni media nazionali per una questione non così rilevante (la classica tempesta in un bicchiere d’acqua), e ha dato un contributo utile a riportare su un terreno concreto il dibattito politico amministrativo».