liberazione 22/07/2007

Verona, la decisione del consiglio comunale. Scopo: riabilitare Salò. Prc: «Incostituzionale»

Un fascista e una nostalgica all'Istituto per la resistenza

Laura Eduati
Bella ciao, Verona. Nel consiglio dell'Istituto per la resistenza della città scaligera siederà un «fascista». Si chiama Andrea Miglioranzi, consigliere comunale di Fiamma Tricolore, convinto che la nomina sarà «un contributo per riesaminare un periodo tragico della nostra storia, facendo valere la voce di chi è stato dimenticato per 60 anni». Cioè i repubblichini, che meriterebbero una celebrazione il 25 aprile.
I partigiani veronesi fremono di rabbia, mentre il circolo lesbogay veronese Pink si è già offerto di mettere a disposizione i propri locali all'Istituto che studia la resistenza per evitare «rivisitazioni storiche da parte dell'attuale giunta».
Perché Miglioranzi, 35 anni, vanta un curriculum nerissimo: primo in Italia a farsi tre mesi di carcere per istigazione all'odio razziale, leader degli skinhead, membro della band di estrema destra "Gesta bellica" che tra le composizioni include "Il capitano", dedicata a Erik Priebke. E oggi nella maggioranza del neo sindaco ultraleghista Flavio Tosi, nemico giurato di rom, stranieri, prostitute e turisti scosciati, condannato pure lui per la violazione della legge Mancino sull'istigazione all'odio razziale: raccolse le firme per sgomberare un campo nomadi della periferia utilizzando slogan a dir poco xenofobi.
Per decisione del consiglio comunale, nell'assemblea dei soci dell'Istituto siderà anche la consigliera di An Lucia Cametti. Una signora gentile. Ma decisa a cambiare aria: «Si tratta di un istituto anacronistico che va superato e trasformato in un centro studi in vista di una revisione storica». Più chiaro di così. A dir la verità, i partigiani dovrebbero temere la Cametti. Miglioranzi ammette di non conoscere il nome del presidente dell'Istituto, e minimizza: «L'assemblea dei soci è un organismo formale, so che negli ultimi cinque anni non si è mai riunito». Più determinata la consigliera di An, che fa una precisazione: «La dicitura completa è "Istituto per la storia della resistenza e dell'età contemporanea". Dove mai l'hanno studiata la storia contemporanea? Siccome l'istituto riceve finanziamenti comunali e statali, mi sembra giusto che ci facciano entrare per fare chiarezza storica sui fatti. Non è vero che i fascisti erano tutti cattivi e i partigiani tutti buoni, l'ha scritto persino Pansa». Basta odii, basta nostalgie. Il passato è passato. Mica tanto. «Non posso chiamarmi fascista perché sono nata dopo la guerra, ma di certo rimpiango l'ordine e la disciplina del Ventennio. Mussolini ha rivalutato il ruolo delle donne, ha fatto conoscere il mare ai bambini poveri grazie alle colonie estive, ha varato la riforma Gentile e il codice Rocco. Vogliamo dirlo che ha fatto cose buone?».
Il presidente dell'Istituto si chiama Maurizio Zangarini e dice che sarà lieto di ascoltare le ragioni di Miglioranzi e Cametti ma non accetterà di mettere a tacere «un istituto perché non piace ciò che dice». Molto più duro il presidente del Corpo Volontari della Libertà, i partigiani cattolici, Edoardo Faccioli: «Chi si dichiara fascista e revisionista dovrebbe sentire il dovere non entrare neppure nell'assemblea dell'Istituto che studia la Resistenza».
«Il Comune di Verona si pone fuori della Costituzione» è il giudizio indgnato di Fiorenzo Fasoli, segretario cittadino di Rifondazione, che non può contare su nessun consigliere comunale. Verona ha ricevuto la medaglia d'oro per la Resistenza, a Verona fu giustiziato Galeazzo Ciano. «Una proposta irricevibile da parte di una maggioranza di destra radicale» continua Fasoli, che ha già proposto al centrosinistra cittadino di costituire un osservatorio sulle azioni della giunta Tosi, che si è distinta nei giorni scorsi sulla nuova tolleranza zero: espulsione anche per quei cittadini neocomunitari che dimostrano di non contare su un reddito certo.
La questione, insomma, non riguarda soltanto la resistenza. «Sono in discussione il 25 aprile e le feste fondative della Repubblica italiana, nata grazie all'antifascismo. Ma siamo preoccupati anche sul fronte sociale, l'inclusione dei migranti, il problema degli alloggi».