L'Arena, Sabato 21 Luglio 2007

 

STORIA E POLEMICHE. Reazioni alla designazione di Miglioranzi e Cametti nell’Istituto. «I libri non si riscrivono»
Resistenza, due nomine fra sdegno e prudenza
Faccioli dei partigiani cattolici: «Chi si dice fascista e revisionista non deve entrare» La Fiamma: «Solidarietà al camerata»
Se hanno contestazioni da fare, le facciano con i documenti e non l’ideologia
Maurizio Zangarini
presidente Istituto Resistenza

 

 

I soci fondatori dell’Istituto veronese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea scelgono la linea dell’aplomb di stampo britannico il giorno dopo la nomina - dal sapore provocatorio - da parte del Consiglio comunale di due esponenti della cultura di destra, Andrea Miglioranzi e Lucia Cametti, nell’assemblea dei soci. Non reagiscono nemmeno di fronte all’autocertificazione di «fascista» da parte di Miglioranzi, né all’invito della Cametti di ricordare anche i caduti della Repubblica di Salò in 25 aprile.
«Noi abbiamo combattuto per la democrazia e per la libertà di tutti e perché le istituzioni in cui crediamo si comportino in maniera democratica. Quindi anche perché chi la pensa diversamente da noi possa esprimere le proprie opinioni», dice Raul Adami, partigiano durante la Resistenza e presidente provinciale dell’Anpi. «Non è quindi un problema che nell’assemblea, dove in passato già c’era stato Adimaro Moretti degli Adimari, ci sia Miglioranzi, né tantomeno la Cametti, il cui padre, capitano degli alpini, è stato deportato in Germania. Avranno piena libertà di parola e noi li staremo ad ascoltare, fermo restando che la storia è quella che è e non la cambia nessuno. Nemmeno loro».
Rilancia la palla nel campo avverso, invece, Edoardo Faccioli, presidente provinciale del Corpo volontari della libertà, i partigiani cattolici. «Dovrebbero essere Miglioranzi e la Cametti a sentire una incompatibilità morale di principio», afferma. «Chi si dichiara fascista e revisionista dovrebbe sentire il dovere di non entrare neppure nell’assemblea dell’Istituto che studia la Resistenza. Mi sembra che più che di provocazione si tratti di una specie di revasnscismo».
E a proposito di cattolici, va ricordato che nei giorni scorsi lo stesso Osservatore romano, il quotidiano del Vaticano ha invitato a non mettere sullo stesso piano Resistenza e fascismo, «chi ha combattuto per la libertà e chi era dall’altra parte».
Pacata anche la riflessione di Maurizio Zangarini, presidente e anima dell’Istituto. «Ho ben presenti le reiterate dichiarazioni di antifascismo della Lega da parte di Bossi e questo mi fa ben sperare che al di là della provocazione, che potrebbe essere nata come risposta alla contestazione dei centri sociali alla manifestazione agli Scalzi, che noi abbiamo subito definito sbagliata nel luogo e nei tempi, ci sia da parte dell’Amministrazione comunale una disponibilità nei confronti dell’Istituto», afferma, passando poi a rispondere a Miglioranzi e alla Cametti su punti precisi. «Miglioranzi sostiene di aver qualcosa da dire sulla storia di Verona dal fascismo alla Repubblica. L’Istituto sarà ben lieto di accogliere anche questa testimonianza. Alla Cametti, invece, che parla di riscrivere la storia, vorrei dire che ognuno è libero di scrivere la storia come meglio crede, ma non si fa tacere un Istituto perché non piace ciò che dice. Casomai si crea un’occasione alternativa per scrivere in altri modi. Mi permetto poi di farle notare che le uniche pubblicazioni sul fascismo e il periodo della Repubblica sociale a Verona le ha fatte l’Istituto. I mattinali della Guardia nazionale repubblicana o Verona fascista con le varie diatribe interne al Fascio li abbiamo pubblicati noi. Forse prima dovrebbero leggere e poi dire. E se hanno contestazioni da fare», conclude Zangarini, «non lo facciano da un punto di vista ideologico, ma documenti alla mano. Creino alternative storiograficamente accettabili e credibili a ciòe diciamo noi. Quindi sì alle riletture, no al revisionismo».
Più duro il socialista Mauro De Robertis, segretario dello Sdi, per il qual la scelta di Miglioranzi «è inaccettabile», perché «nominare un consigliere noto esponente della destra estrema, che si definisce fiero di essere un fascista, denota una volontà di irridere e “sporcare” l’istituto».
E in serata, a togliere ogni dubbio, è arrivata una nota di Fiamma Tricolore che senza mezzi termini «esprime solidarietà al camerata Miglioranzi».